GIORNATA DELLA BIODIVERSITA' / DAN BIODIVERZITETE

Enrico Bonivento, Nevio Agostini, Sandro Piazzini
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Foto di AA.VV. dall'archivio fotografico del Progetto Dryades
Le farfalle (Lepidoptera, Rhopalocera) del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi sono state studiate da parte di numerosi ricercatori. I contributi più importanti sono quelli del grande naturalista forlivese Pietro Zangheri (1969), il volume sui Macrolepidotteri della Romagna di Fiumi & Camporesi (1988) ed il più recente lavoro di Dapporto et al. (2005). Negli ultimissimi anni la già nutrita lista di specie si è arricchita con la scoperta di due nuove farfalle: Euphydryas provincialis (nel 2007) e Melitaea aurelia (nel 2012), portando a 107 le specie conosciute per il Parco.
Il Parco non poteva perdere l’occasione di trasformare una conoscenza prettamente scientifica in un potente strumento di divulgazione che avvicinasse più persone allo straordinario mondo delle farfalle. La ormai consolidata collaborazione con il Dipartimento di Scienze della Vita dell’Università di Trieste (Progetto Dryades) ha consentito la creazione di questa guida interattiva che si aggiunge a quelle dedicate alla flora, agli alberi ed ai licheni del Parco.
La guida si rivolge agli appassionati di natura e soprattutto alle scuole che possono partire dalla conoscenza del mondo delle farfalle, ottimi indicatori ecologici, per conoscere il mondo che ci circonda e applicare piccole e grandi strategie per salvaguardare la natura.
Il sistema di riconoscimento parte da caratteri molto semplici, come il colore di fondo delle ali, ed attraverso caratteri via via più complessi, giunge al riconoscimento della singola specie, corredata da una foto e da una scheda che ne descrive le principali caratteristiche e la distribuzione nel territorio del Parco.
Gli autori ringraziano i Proff. Gabriele Fiumi e Pier Luigi Nimis per gli utili consigli, i Musei di Storia Naturale di Lubiana e di Venezia per la collaborazione nell'allestimento dell'archivio di immagini, il Prof. V. Sbordoni (Università di Roma 'la Sapienza') per la revisione nomenclaturale. Bibliografia Dapporto L., Fiorini G., Fiumi G. & Govi G., 2005 - Farfalle e Falene. In Agostini N. N., Senni L., Benvenuto C., (eds.) Atlante della Biodiversità del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi. Volume I, Ente Parco delle Foreste Casentinesi.
Dapporto L., Fiorini G., Fiumi G. & Flamini C., 2005 - I Macrolepidotteri del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi del Monte Falterona e di Campigna. Memorie della Società Entomologica Italiana, 83: 179-248.
Ruffo S. & Stoch F. (eds.), 2007 - Ckmap: Checklist and distribution of the Italian fauna. Ministero dell’Ambiente, Servizio di Conservazione della Natura. CD Rom.
Tellini Florenzano G., Favilli L., Piazzini S., Manganelli G., 2008 - Segnalazioni Faunistiche Italiane 474 – Euphydryas provincialis (Boisduval, 1828) (Lepidoptera Nymphalidae). Bollettino della Società Entomologica Italiana, 140: 122-123.
Piazzini S., 2012 - Due nuove specie di farfalle nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi. Crinali autunno-inverno 2012. Anno XIX n.39. Parco Nazionale Foreste Casentinesi.
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Enrico Bonivento, Nevio Agostini, Sandro Piazzini - Foto di AA.VV. dall'archivio fotografico del Progetto Dryades- Le farfalle (Lepidoptera, Rhopalocera) del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi sono state studiate da parte di numerosi ricercatori. I contributi più importanti sono quelli del grande naturalista forlivese Pietro Zangheri (1969), il volume sui Macrolepidotteri della Romagna di Fiumi & Camporesi (1988) ed il più recente lavoro di Dapporto et al. (2005). Negli ultimissimi anni la già nutrita lista di specie si è arricchita con la scoperta di due nuove farfalle: Euphydryas provincialis (nel 2007) e Melitaea aurelia (nel 2012), portando a 107 le specie conosciute per il Parco.

Il Parco non poteva perdere l’occasione di trasformare una conoscenza prettamente scientifica in un potente strumento di divulgazione che avvicinasse più persone allo straordinario mondo delle farfalle. La ormai consolidata collaborazione con il Dipartimento di Scienze della Vita dell’Università di Trieste (Progetto Dryades) ha consentito la creazione di questa guida interattiva che si aggiunge a quelle dedicate alla flora, agli alberi ed ai licheni del Parco.
La guida si rivolge agli appassionati di natura e soprattutto alle scuole che possono partire dalla conoscenza del mondo delle farfalle, ottimi indicatori ecologici, per conoscere il mondo che ci circonda e applicare piccole e grandi strategie per salvaguardare la natura.
Il sistema di riconoscimento parte da caratteri molto semplici, come il colore di fondo delle ali, ed attraverso caratteri via via più complessi, giunge al riconoscimento della singola specie, corredata da una foto e da una scheda che ne descrive le principali caratteristiche e la distribuzione nel territorio del Parco.
Gli autori ringraziano i Proff. Gabriele Fiumi e Pier Luigi Nimis per gli utili consigli, i Musei di Storia Naturale di Lubiana e di Venezia per la collaborazione nell'allestimento dell'archivio di immagini, il Prof. V. Sbordoni (Università di Roma 'la Sapienza') per la revisione nomenclaturale.

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Autori: Pier Luigi Nimis, Antonella Miola, Mariacristina Villani - Foto di Andrea Moro - Sviluppatore: Rodolfo Riccamboni -

L’Orto Botanico dell’Università di Padova è un sito Unesco circoscritto e contenuto nello spazio; ospita numerose specie vegetali della più varia provenienza, svolge intensa attività scientifica e didattica e occupa un posto di primo piano in campo botanico a livello nazionale ed internazionale. L’Orto Botanico di Padova è il più antico orto universitario del mondo che abbia conservato nei secoli l’ubicazione originaria e, nonostante alcune modifiche risalenti all'inizio Settecento, anche le principali caratteristiche di impianto. Il Sistema Siti Unesco Veneto ha realizzato vari itinerari didattici per i quattro Siti culturali Unesco del Veneto con l’obiettivo di sensibilizzare e di diffonderne la conoscenza soprattutto sul valore eccezionale del patrimonio culturale presente nei Siti Unesco: Orto Botanico di Padova, Venezia e la sua Laguna, Città di Vicenza e la ville del Palladio nel Veneto, Città di Verona.
Questa guida è stata espressamente creata per permettere l’effettuazione di attività ludico-didattiche con le scuole in visita all’Orto Botanico di Padova. Le attività, che si svolgono in due porzioni distinte dell’Orto Botanico, consistono in una ‘caccia al tesoro’ basata sull’identificazione delle specie, da svolgere con classi di 20-25 bambini. La ‘caccia al tesoro’ si svolge nelle seguenti fasi:
1)Ai bambini viene consegnata una mappa dell’Orto Botanico in cui è segnalata la posizione di 10 specie legnose con altrettanti pallini colorati. Su ognuna delle 10 specie è stato apposto un cartello numerato con lo stesso colore presente sulla mappa.
2)Ai bambini viene anche consegnata una copia cartacea illustrata della guida o – quando disponibile – uno strumento mobile con la versione interattiva della guida (in genere uno ogni 3 bambini, che lavoreranno in gruppo).
3)Prima dell’inizio della caccia si identifica una specie collettivamente con l’aiuto di un insegnante/ animatore, per permettere ai bambini di comprendere il funzionamento della chiave dicotomica e/o dello strumento mobile.
4)A partire dal fischio di inizio, le squadre di bambini hanno 30 minuti di tempo per trovare le piante contrassegnate dai cartelli numerati (orienteering) e tentare di identificarle. Appena un gruppo pensa di aver identificato una specie, corre dall’insegnante/ animatore: se l’identificazione è corretta, il gruppo può passare ad un’ altra specie, altrimenti deve tornare indietro e cercare di capire autonomamente dove aveva sbagliato.
5)Alla fine dei 30 minuti un fischio richiama tutti i gruppi al punto di partenza, ove viene proclamato il gruppo vincitore (quello che ha identificato correttamente più specie).
La creazione di una chiave del genere non è semplice, e richiede un’accurata scelta delle piante da includere, dei caratteri da usare per l’identificazione e del linguaggio utilizzato nella guida. Le piante devono essere tutte presenti in un’area in cui sia possibile tenere sott’occhio i bambini, devono possedere caratteristiche molto diverse che non richiedano l’osservazione di caratteri troppo ‘difficili’, devono essere facilmente accessibili senza comportare danni alle aiuole. La terminologia deve essere il più possibile semplice e il testo di ciascuna dicotomia deve essere il più breve possibile (soprattutto per i bambini delle prime classi delle elementari, che hanno appena imparato a leggere). I caratteri distintivi vanno adeguatamente illlustrati, per far comprendere ai bambini in maniera intuitiva il significato dei testi.
Questa versione della guida verrà sottoposta a test a partire dalla primavera del 2013 e sarà seguita da una nuova versione che terrà conto delle principali difficoltà incontrate dai bambini nello svolgimento delle ‘cacce al tesoro’.

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Autori: Enrico Bonivento, Nevio Agostini, Sandro Piazzini - Foto di AA.VV. dall'archivio fotografico del Progetto Dryades – Sviluppatore: Rodolfo Riccamboni

Le farfalle (Lepidoptera, Rhopalocera) del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi sono state studiate da parte di numerosi ricercatori. I contributi più importanti sono quelli del grande naturalista forlivese Pietro Zangheri (1969), il volume sui Macrolepidotteri della Romagna di Fiumi & Camporesi (1988) ed il più recente lavoro di Dapporto et al. (2005). Negli ultimissimi anni la già nutrita lista di specie si è arricchita con la scoperta di due nuove farfalle: Euphydryas provincialis (nel 2007) e Melitaea aurelia (nel 2012), portando a 107 le specie conosciute per il Parco.
Il Parco non poteva perdere l’occasione di trasformare una conoscenza prettamente scientifica in un potente strumento di divulgazione che avvicinasse più persone allo straordinario mondo delle farfalle. La ormai consolidata collaborazione con il Dipartimento di Scienze della Vita dell’Università di Trieste (Progetto Dryades) ha consentito la creazione di questa guida interattiva che si aggiunge a quelle dedicate alla flora, agli alberi ed ai licheni del Parco.
La guida si rivolge agli appassionati di natura e soprattutto alle scuole che possono partire dalla conoscenza del mondo delle farfalle, ottimi indicatori ecologici, per conoscere il mondo che ci circonda e applicare piccole e grandi strategie per salvaguardare la natura.
Il sistema di riconoscimento parte da caratteri molto semplici, come il colore di fondo delle ali, ed attraverso caratteri via via più complessi, giunge al riconoscimento della singola specie, corredata da una foto e da una scheda che ne descrive le principali caratteristiche e la distribuzione nel territorio del Parco.
Gli autori ringraziano i Proff. Gabriele Fiumi e Pier Luigi Nimis per gli utili consigli, i Musei di Storia Naturale di Lubiana e di Venezia per la collaborazione nell'allestimento dell'archivio di immagini, il Prof. V. Sbordoni (Università di Roma 'la Sapienza') per la revisione nomenclaturale.

Bibliografia

Dapporto L., Fiorini G., Fiumi G. & Govi G., 2005 - Farfalle e Falene. In Agostini N. N., Senni L., Benvenuto C., (eds.) Atlante della Biodiversità del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi. Volume I, Ente Parco delle Foreste Casentinesi.
Dapporto L., Fiorini G., Fiumi G. & Flamini C., 2005 - I Macrolepidotteri del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi del Monte Falterona e di Campigna. Memorie della Società Entomologica Italiana, 83: 179-248.
Ruffo S. & Stoch F. (eds.), 2007 - Ckmap: Checklist and distribution of the Italian fauna. Ministero dell’Ambiente, Servizio di Conservazione della Natura. CD Rom.
Tellini Florenzano G., Favilli L., Piazzini S., Manganelli G., 2008 - Segnalazioni Faunistiche Italiane 474 – Euphydryas provincialis (Boisduval, 1828) (Lepidoptera Nymphalidae). Bollettino della Società Entomologica Italiana, 140: 122-123.
Piazzini S., 2012 - Due nuove specie di farfalle nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi.
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Autori: Pier Luigi Nimis, Antonella Miola, Mariacristina Villani Foto di Andrea Moro – Sviluppatore: Rodolfo Riccamboni

L’Orto Botanico dell’Università di Padova è un sito Unesco circoscritto e contenuto nello spazio; ospita numerose specie vegetali della più varia provenienza, svolge intensa attività scientifica e didattica e occupa un posto di primo piano in campo botanico a livello nazionale ed internazionale. L’Orto Botanico di Padova è il più antico orto universitario del mondo che abbia conservato nei secoli l’ubicazione originaria e, nonostante alcune modifiche risalenti all'inizio Settecento, anche le principali caratteristiche di impianto. Il Sistema Siti Unesco Veneto ha realizzato vari itinerari didattici per i quattro Siti culturali Unesco del Veneto con l’obiettivo di sensibilizzare e di diffonderne la conoscenza soprattutto sul valore eccezionale del patrimonio culturale presente nei Siti Unesco: Orto Botanico di Padova, Venezia e la sua Laguna, Città di Vicenza e la ville del Palladio nel Veneto, Città di Verona.
Questa guida è stata espressamente creata per permettere l’effettuazione di attività ludico-didattiche con le scuole in visita all’Orto Botanico di Padova. Le attività, che si svolgono in due porzioni distinte dell’Orto Botanico, consistono in una ‘caccia al tesoro’ basata sull’identificazione delle specie, da svolgere con classi di 20-25 bambini. La ‘caccia al tesoro’ si svolge nelle seguenti fasi:
1) Ai bambini viene consegnata una mappa dell’Orto Botanico in cui è segnalata la posizione di 10 specie legnose con altrettanti pallini colorati. Su ognuna delle 10 specie è stato apposto un cartello numerato con lo stesso colore presente sulla mappa.
2) Ai bambini viene anche consegnata una copia cartacea illustrata della guida o – quando disponibile – uno strumento mobile con la versione interattiva della guida (in genere uno ogni 3 bambini, che lavoreranno in gruppo).
3) Prima dell’inizio della caccia si identifica una specie collettivamente con l’aiuto di un insegnante/ animatore, per permettere ai bambini di comprendere il funzionamento della chiave dicotomica e/o dello strumento mobile.
4) A partire dal fischio di inizio, le squadre di bambini hanno 30 minuti di tempo per trovare le piante contrassegnate dai cartelli numerati (orienteering) e tentare di identificarle. Appena un gruppo pensa di aver identificato una specie, corre dall’insegnante/ animatore: se l’identificazione è corretta, il gruppo può passare ad un’ altra specie, altrimenti deve tornare indietro e cercare di capire autonomamente dove aveva sbagliato.
5) Alla fine dei 30 minuti un fischio richiama tutti i gruppi al punto di partenza, ove viene proclamato il gruppo vincitore (quello che ha identificato correttamente più specie).
La creazione di una chiave del genere non è semplice, e richiede un’accurata scelta delle piante da includere, dei caratteri da usare per l’identificazione e del linguaggio utilizzato nella guida. Le piante devono essere tutte presenti in un’area in cui sia possibile tenere sott’occhio i bambini, devono possedere caratteristiche molto diverse che non richiedano l’osservazione di caratteri troppo ‘difficili’, devono essere facilmente accessibili senza comportare danni alle aiuole. La terminologia deve essere il più possibile semplice e il testo di ciascuna dicotomia deve essere il più breve possibile (soprattutto per i bambini delle prime classi delle elementari, che hanno appena imparato a leggere). I caratteri distintivi vanno adeguatamente illlustrati, per far comprendere ai bambini in maniera intuitiva il significato dei testi.
Questa versione della guida verrà sottoposta a test a partire dalla primavera del 2013 e sarà seguita da una nuova versione che terrà conto delle principali difficoltà incontrate dai bambini nello svolgimento delle ‘cacce al tesoro’.
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Autori: Pier Luigi Nimis, Nevio Agostini, Carlo Pedrazzoli, Davide Alberti. - Foto di Andrea Moro – Sviluppatore: Rodolfo Riccamboni –

All’interno del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna, a circa 3 km da Corniolo (FC), il Giardino Botanico di Valbonella è un vero e proprio museo all'aria aperta, costituito da circa 2 ettari completamente dedicati a riprodurre gli aspetti vegetazionali e floristici dell’Appennino romagnolo. Realizzato nel 1983 il Giardino racchiude una ristretta area in cui trovano spazio numerose specie botaniche minacciate e protette dalla Legge Regionale dell’Emilia-Romagna nr. 2/77, catalogate e messe a dimora nei vari ambienti a seconda delle esigenze ecologiche e pedologiche.
Il giardino botanico è al momento organizzato in tre percorsi principali (1. bosco; 2. torrente e zone umide; 3. rupi, praterie e arbusteti), ognuno di essi corredato di brevi guide di approfondimento. Sui sentieri le piante sono identificate da cartellini con informazioni relative alla specie, oltre che alla loro corologia e forma biologica, mentre alcuni pannelli di approfondimenti facilitano la comprensione degli ambienti e della ecologia.
Da quando l’Ente Parco nel 1998 è diventato concessionario del Giardino Botanico, particolare attenzione è stata rivolta a garantire alcuni servizi fondamentali quali visite guidate, laboratori e altre attività di educazione ambientale. In questo senso la realizzazione di una chiave di riconoscimento della flora del Giardino Botanico è un passo fondamentale nel percorso di valorizzazione della struttura e dell’offerta formativa rivolta alle scuole, un tentativo di rendere la visita al giardino una vera esperienza di riconoscimento della biodiversità dell’Appennino romagnolo.
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Autori: Pier Luigi Nimis, Stefano Martellos, Andrea Truzzi - Foto di Andrea Moro –

Il parco ornamentale dell’Istituto Tecnico Agrario “P. A. Strozzi”di Palidano di Gonzaga (MN) è situato sul retro dell’antica Villa Strozzi che dal 1952 è sede della scuola. La sua estensione è di circa 30 000 metri quadrati per la parte storica ottocentesca e di altri 19 000 metri quadrati per impianti effettuati nell’ultimo ventennio del Novecento. L’attuale parco storico ha un impianto generale che risale all’Ottocento secondo i canoni stilistici del parco all’inglese. E’ probabile che la trasformazione del giardino all’italiana preesistente in parco informale risalga agli anni del restauro generale dell’edificio terminato nel 1824, come attesta una data inscritta in un cartiglio all’interno della villa, voluto dal marchese Luigi Strozzi che vi dimorava stabilmente.
Il parco, di superficie apprezzabile , gestito con tecniche di giardinaggio non troppo impattanti, si è arricchito nel tempo della florula dei campi, dei fossi e delle siepi, scacciata dalle moderne tecniche agro-industriali di coltivazione dei seminativi e ridotta nella sua biodiversità dalla semplificazione dell’agroecosistema. Tutto il complesso appare da lontano come un’isola verde, circondato dai prati di foraggere e dai seminativi, che hanno in gran parte perso la rete di siepi, piantate e rivali, ricchissima fino agli anni ’50 del Novecento, e che funzionava sia da habitat sia da corridoio ecologico per fauna e flora, collegando questo parco ornamentale con altri simili, ma più piccoli, che si trovano nel raggio di alcuni chilometri. Dal momento che in questa scuola d’Agraria si impartiscono ancora insegnamenti relativi alla Botanica, alla Patologia Vegetale e all’Entomologia Agraria, il parco diventa un eccezionale laboratorio vivente all’aperto, una palestra in cui impratichirsi nell’osservazione diretta di piante, malattie e insetti, superando così lo studio libresco e teorico, spesso noioso per molti giovani d’oggi e che difficilmente li motiva e cattura la loro attenzione. E’ risaputo che lo stupore dinanzi ai fatti naturali e l’esperienza diretta sono le chiavi migliori per arrivare a una vera conoscenza, costituita da una rete stabile di informazioni e concetti integrati tra di loro. Questa chiave interattiva, disponibile su palmare, vuole pertanto essere un importante e innovativo strumento per entrare e riconoscere alcuni degli abitanti di questo museo en plein air , fatto non di piante secche, insetti spillati e uccelli impagliati, ma di fiori dai delicati colori acquerello, di rami che si protendono al cielo azzurro, di foglie dalle cento tonalità di verde, insomma una vera chiave per aprire la porta principale del grande edificio della natura.

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Autori: Pier Luigi Nimis, Stefano Martellos, Giovanna Barbieri, Daniele Dallai, Eleonora Pettinà -

Foto di Andrea Moro -

L’Orto Botanico universitario di Modena, ubicato nel centro storico cittadino come parte dell’antico Giardino ducale Estense, svolge da oltre un ventennio una intensa azione di didattica e divulgazione scientifica botanica extrauniversitaria, rivolta principalmente al mondo della scuola, con lo scopo di rafforzare nei giovani la consapevolezza che le piante, e l’ambiente in generale, sono patrimonio di tutti e valore irrinunciabile per il futuro. Alla base dell’offerta formativa dell’Orto Botanico di Modena ci sono alcuni principi chiave: divulgazione scientificamente corretta, ma non pedante e gradevole; scelta di argomenti che rispondano a quanto previsto dai programmi scolastici; flessibilità dell’offerta didattica. Il metodo privilegia l’apprendimento significativo, interattivo e per scoperta, favorendo nei ragazzi una costruzione autonoma ed attiva delle conoscenze che vengono integrate con quelle preesistenti. Per rispondere alle esigenze manifestate dagli insegnanti e per rendere le visite all’Orto più interessanti sono state elaborate e sperimentate alcune proposte didattiche che affrontano temi specifici inerenti la botanica, differenziandole e adeguandole in base al target scolastico e favorendo la creazione di situazioni di apprendimento coinvolgenti, grazie anche alla prevalenza dell’interattività.
Questa guida, prodotta in collaborazione con il progetto europeo KeyToNature - coordinato dall’Università di Trieste - è un importante strumento propedeutico all’itinerario ‘Riconoscere gli Alberi’.
L’itinerario ‘Riconoscere gli alberi’, rivolto sia alla scuola primaria che alla scuola secondaria di I grado, è un percorso-laboratorio che si prefigge di insegnare ai ragazzi a riconoscere gli alberi ‘personalmente’, soprattutto attraverso l'osservazione attenta delle foglie. Per verificare quanto appreso, il lavoro si conclude con un'attività ludico-didattica di riconoscimento, una sfida vera e propria per vedere chi per primo riesce a riconoscere, attraverso la chiave interattiva, specie di alberi ed arbusti rappresentati nell’Orto Botanico da esemplari viventi o anche, in alcuni casi, da reperti d’erbario o da altre collezioni museali. L’obiettivo è proporre, anche al di fuori degli ambiti accademici e in modo attuale e divertente, le collezioni dell’Orto Botanico di Modena come chiave di lettura per il verde in città e nel territorio circostante.

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Novità

Partner / Projektni partnerji

Università di Trieste, Dip. di Scienze della Vita (Lead Partner), Prirodoslovni Muzej Slovenije, Ljubljana, Univerza na Primorskem -Università del Litorale  Koper/Capodistria, Università di Padova, Dip. di Biologia, Zavod Republike Slovenije za šolstvo Ljubljana, Comune di San Dorligo della Valle - Občina Dolina, Consorzio del Parco Regionale del Delta del Po Emilia Romagna, Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente del Friuli Venezia Giulia (ARPA - FVG), Gruppo di Azione Locale Venezia Orientale (GAL Venezia Orientale - VEGAL), Triglavski Narodni Park, Univerza v Novi Gorici

 

Progetto Strumenti interattivi per l’identificazione della biodiversità: un progetto educativo in un’area transfrontaliera (SiiT): finanziato nell’ambito del Programma per la Cooperazione Transfrontaliera Italia-Slovenia 2007-2013, dal Fondo europeo di sviluppo regionale e dai fondi nazionali.

Projekt Interaktivna določevalna orodja za šole (SIIT): spoznavanje biotske pestrosti na čezmejnem območju sofinancirana v okviru Programa čezmejnega sodelovanja Slovenija-Italija 2007-2013 iz sredstev Evropskega sklada za regionalni razvoj in nacionalnih sredstev.



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