GIORNATA DELLA BIODIVERSITA' / DAN BIODIVERZITETE

Autori: Giampiero Ciaschetti, Pier Luigi Nimis, Stefano Martellos, Luciano Di Martino, Mirella Di Cecco, Maria Peroni, Teodoro Andrisano - Foto di Andrea Moro – Questa guida è stata creata in collaborazione con il progetto europeo KeyToNature, coordinato dal Dipartimento di Scienze della Vita dell'Università di Trieste, grazie al contributo della Regione Abruzzo per la “Tutela della biodiversità vegetale e la gestione dei giardini ed orti botanici” (L.R. 35/97).
Essa cerca di rispondere alle richieste dei visitatori del Parco Nazionale della Majella: conoscere i nomi delle piante che osservano durante le escursioni, i campeggi, i pic-nic, o che studiano da amatori.
L’identificazione delle piante è solitamente appannaggio di pochi esperti, sia perché solo essi conoscono le differenze, talora minime, tra specie simili, sia perché i caratteri che permettono di distinguere le famiglie o i generi sono spesso osservabili solo con uno stereomicroscopio.
Questa chiave utilizza solo caratteri facilmente osservabili, illustrati da immagini e/o disegni creati da Andrea Moro. Può essere usata anche da chi si avvicina per la prima volta all'identificazione delle piante. E' una guida "facile", ma realizzata con rigore scientifico. Comprende tutte le specie e le sottospecie di piante legnose (alberi, arbusti e liane), presenti allo stato spontaneo o subspontaneo nel territorio del Parco Nazionale della Majella, più alcune delle più comuni piante coltivate a scopo ornamentale o negli impianti di riforestazione. Ad ogni pianta è associata una scheda che ne descrive brevemente nomenclatura (nome comune, sinonimi), morfologia, distribuzione, ecologia e l’uso nella tradizione locale.
La suddivisione in Famiglie segue il sistema dell’Angiosperm Phylogeny Group III:
Angiosperm Phylogeny Group (2009). An update of the Angiosperm Phylogeny Group classification for the orders and families of flowering plants: APG III. Botanical Journal of the Linnean Society 161(2): 105-121.

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Autore: Pier Luigi Nimis - Curatore dell'apparato di immagini: Andrea Moro - Foto di AA.VV., dall' archivio di ITALIC -
I licheni sono notoriamente delle ottime ‘sentinelle ambientali’, sensibilissimi all’inquinamento dell’aria. Per questo motivo sono stati ampiamente utilizzati per studi di biomonitoraggio, che a volte hanno interessato intere regioni italiane. Questa è una guida a 114 specie di licheni epifiti (quelli che crescono sui tronchi degli alberi) tra i più comuni su alberi in ambienti più o meno antropizzati di tutta Italia. Esclude le aree naturali - molto più ricche di specie - e quelle di montagna.
La guida è stata concepita per dei non-specialisti: per tutti i ‘curiosi di natura’ interessati a scoprire l’interessantissimo mondo dei licheni e soprattutto per le scuole che hanno attivato progetti didattici basati sui licheni come indicatori di inquinamento: per questo abbiamo evitato per quanto possibile l’uso di caratteri visibili soltanto al microscopio.
Tuttavia questa non è una guida ‘per tutti’: chi vuole utilizzarla deve prima studiare le principali caratteristiche dei licheni e munirsi di almeno due dei reagenti comunemente usati in lichenologia: l’idrossido di potassio (K) e la varechina (C). Per imparare ad usarli e per conoscere le caratteristiche principali dei licheni (forme di crescita, isidi, soredi, pseudocifelle, etc.) rimandiamo al tutorial che è in rete in tutte le chiavi interattive ai licheni pubblicate dal progetto Dryades (www.dryades.eu).

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Autore: Pier Luigi Nimis - Curatore dell'apparato di immagini: Andrea Moro - Foto di AA.VV., dall' archivio di ITALIC -

I licheni sono notoriamente delle ottime ‘sentinelle ambientali’, sensibilissimi all’inquinamento dell’aria. Per questo motivo sono stati ampiamente utilizzati per studi di biomonitoraggio, che a volte hanno interessato intere regioni italiane. Questa è una guida a 114 specie di licheni epifiti (quelli che crescono sui tronchi degli alberi) tra i più comuni su alberi in ambienti più o meno antropizzati di tutta Italia. Esclude le aree naturali - molto più ricche di specie - e quelle di montagna.
La guida è stata concepita per dei non-specialisti: per tutti i ‘curiosi di natura’ interessati a scoprire l’interessantissimo mondo dei licheni e soprattutto per le scuole che hanno attivato progetti didattici basati sui licheni come indicatori di inquinamento: per questo abbiamo evitato per quanto possibile l’uso di caratteri visibili soltanto al microscopio.
Tuttavia questa non è una guida ‘per tutti’: chi vuole utilizzarla deve prima studiare le principali caratteristiche dei licheni e munirsi di almeno due dei reagenti comunemente usati in lichenologia: l’idrossido di potassio (K) e la varechina (C). Per imparare ad usarli e per conoscere le caratteristiche principali dei licheni (forme di crescita, isidi, soredi, pseudocifelle, etc.) rimandiamo al tutorial che è in rete in tutte le chiavi interattive ai licheni pubblicate dal progetto Dryades (www.dryades.eu).

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Autori: Pier Luigi Nimis, Nevio Agostini, Marco Verdecchia, Elias Ceccarelli - Foto di Andrea Moro - Sviluppatore: Rodolfo Riccamboni, Divulgando Srl - A cura del Servizio Promozione, Conservazione, Ricerca e Divulgazione della Natura del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi –

Il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi è un parco forestale: circa l’84% della superficie è coperta da foreste. Un mantello uniforme, denso e compatto, quasi a proteggere la natura selvaggia e incontaminata che sovrasta. Per chi si avvicina per la prima volta a questi luoghi, l’impressione è quella di un paesaggio monotono: l’unico contrasto sembra essere dato dalla compresenza tra alberi decidui e sempreverdi, ma in realtà è pura apparenza. Addentrandosi nella foresta ci si accorge ben presto della sua vera natura dinamica, espressione di una ricca varietà di specie con forme e colori differenti. Una grande ed importante biodiversità forestale con oltre 40 specie di alberi di cui molti annosi e vetusti, soprattutto nelle antiche Foreste Casentinesi che hanno in Campigna e Badia Prataglia i luoghi di riferimento in Romagna e Toscana.
In collaborazione con il Dipartimento di Scienze della Vita dell'Università di Trieste, il Parco ha già messo a disposizione in rete uno strumento per riconoscere le più di 1300 piante vascolari presenti nel Parco. Per avvicinare il visitatore alla conoscenza e godimento di questo grande patrimonio naturale il Parco ha realizzato negli anni una Carta della Vegetazione con itinerari botanici ideati per scoprire i luoghi a maggior ricchezza floristica del suo territorio, ed un portale web “Alberi che toccano il cielo” dedicato ai grandi patriarchi delle foreste, a cui si può accedere direttamente dal sito www.parcoforestecasentinesi.it.
Questa guida invece, dedicata ai meno esperti e disponibile anche in versioni per palmari, iPhone ed iPad, descrive 30 tra le principali specie di alberi che è possibile incontrare nel Parco e che si possono facilmente riconoscere lungo il ‘Sentiero della Biodiversità Forestale’, di cui la guida funge da supporto interattivo, un percorso all'interno della Foresta Biogenetica di Campigna ideato per consentire a chiunque di conoscere e vedere con i propri occhi questa grande ricchezza forestale.

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Martedì, 21 Febbraio 2012 18:21

Caccia al tesoro botanica in Val Rosandra

Autori: Pier Luigi Nimis, Rodolfo Riccamboni, Elena Pittao – Foto di Andrea Moro – Sviluppatore: Divulgando Srl -

Questa piccola guida interattiva è uno strumento didattico creato per organizzare una “Caccia al Tesoro” botanica nella Riserva Naturale della Val Rosandra presso Trieste, dedicata a bambini delle scuole elementari. La guida è disponibile anche su palmari e smartphone, il che permette di organizzare l’attività direttamente in campo.
L’attività si svolge in diverse fasi:
1 - Fase preliminare: prima dell’uscita gli insegnanti illlustrano ai bambini come si svolgerà l’uscita, spiegando alcuni concetti fondamentali di botanica di base.
2 - I bambini si recano all'inizio del sentiero che si immette nella Val Rosandra e vengono suddivisi in gruppi di 3-4. La spiegazione sull'uso dei palmari avviene identificando tutti assieme una pianta. Ogni gruppo ha a disposizione un palmare con la chiave ed una mappa del sito ove sono segnalati con dei simboli colorati gli alberi da identificare.
3 - La caccia al tesoro. Ogni gruppo di bambini ha circa mezz’ora di tempo per cercare e determinare le 10 piante presenti sulla mappa, designate in campo con un cartello numerato e colorato. Quando un gruppo trova una pianta e pensa di essere riuscito a determinarla corre dall’insegnante che ha una tabella con numero e nome corrispondente. Se i bambini hanno fatto centro, il gruppo può proseguire la “caccia”, altrimenti deve tornare indietro, per capire dove sta l'errore.
4 - Dopo mezz'ora, tutti i gruppi si recano dall'insegnante, che annuncia chi ha vinto, calcolando il numero di piante determinate, il tempo impiegato per determinarle ed il numero di errori.
5 - Alla fine c'è una passeggiata in Val Rosandra, per osservare altre piante.
La “Caccia al Tesoro” botanica, inizialmente sviluppata presso l’Orto Botanico Universitario di Trieste, è attualmente attivata in altri Orti Botanici europei, come esperienza ludico-didattica che consente ai bambini di imparare divertendosi.

La versione online è consultabile qui. http://dbiodbs.units.it/carso/chiavi_pub21?sc=474

AGGIORNAMENTO

Il sito in cui si sarebbe dovuta svolgere la ‘Caccia al Tesoro’ una vegetazione ripariale ad ontano, ambiente prioritario a livello europeo in piena Riserva Naturale, sito SIC e Natura2000, è stato sconsideratamente distrutto da un intervento di ‘ripulitura dell’alveo’ organizzato dalla Protezione Civile del Friuli Venezia Giulia nel marzo 2012 (vedi foto). La nostra guida non può quindi venire più utilizzata per gli scopi previsti. Manteniamo il link come ricordo di uno dei peggiori scempi ambientali perpetrati nel Carso Triestino.

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Il sito della 'Caccia al tesoro' prima dell'intervento (Foto di Rodolfo Riccamboni)

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Il sito della 'Caccia al tesoro' dopo l' intervento (Foto di Rodolfo Riccamboni)

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Autori: Pier Luigi Nimis, Edoardo Biondi, Stefano Martellos - Foto di Andrea Moro – Sviluppatore: Rodolfo Riccamboni, Divulgando Srl -

La Selva di Gallignano, compresa nell’Orto Botanico dell’Università Politecnica delle Marche,si estende per una superficie di circa otto ettari sul versante settentrionale di un colle, a breve distanza dalla piccola frazione medievale di Gallignano, nel Comune di Ancona. La Selva è uno dei pochi lembi relitti di vegetazione forestale autoctona ancora presenti nella parte collinare subcostiera delle Marche, insieme alla vicina Selva di Castelfidardo e alla Selva dell'Abbadia di Fiastra, in prossimità del Fiume Chienti. Per tale motivo presenta un indiscutibile interesse ambientale. Il bosco è considerato "area floristica protetta" ai sensi della L.R.52/74 ed è riconosciuto "emergenza botanico-vegetazionale di eccezionale interesse" dal Piano Paesistico Ambientale Regionale. Inoltre dal 1998 è "oasi faunistico-venatoria" della Provincia su segnalazione del comune di Ancona. Infine dal 1999 la Selva di Gallignano, su richiesta dell'Università Politecnica delle Marche, è anche Centro di Esperienza della Rete INFEA della Regione Marche.
L'Orto Botanico si configura come centro di ricerca e di didattica ambientale per lo studio e per la conservazione della biodiversità, floristica e fitocenotica, e per la divulgazione delle problematiche ambientali. La Selva di Gallignano è costituita dalle seguenti tipologie forestali:
1) la cerreta termofila, di tipo submediterraneo (Lonicero xylostei–Quercetum cerridis), che presenta anche una variante ad erica arborea;
2) il bosco a carpino nero, anch’esso submediterraneo (Asparago acutifolii-Ostryetum carpinifoliae);
3) il bosco meso-igrofilo dominato dal frassino meridionale, estremamente raro in tutto il versante adriatico italiano (Rubio peregrinae-Fraxinetum oxycarpae);
4) il querceto termofilo a quercia di Virgilio (Roso sempervirentis-Quercetum virgilianae);
5) il microbosco a nocciolo (Roso sempervirentis-Coryletum avellanae).
Questa guida alle piante legnose, creata in collaborazione con il Progetto Europeo KeyToNature, coordinato dall’Università di Trieste, verrà utilizzata nel Centro di Esperienza per introdurre i visitatori alla scoperta delle principali piante legnose presenti nella Selva.

 

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Autori: Gianluigi Bacchetta, Giuseppe Fenu, Pier Luigi Nimis, Rosanna Costa, Riccardo Guarino, Giovanni Mandis, Efisio Mattana, Stefano Martellos, Pietro Pavone - Foto di Andrea Moro et al. – Sviluppatore: Rodolfo Riccamboni, Divulgando Srl -

Questa è una guida interattiva alla flora legnosa del massiccio del Gennargentu, in Sardegna, preparata in collaborazione con il progetto Dryades/KeyToNature, coordinato dall’Università di Trieste.
Il massiccio è situato nella parte centro-orientale dell’Isola, a cavallo tra le provincie di Nuoro e Ogliastra; confina a nord con la Barbagia di Ollolai, a ovest con il Supramonte di Urzulei e Orgosolo, a sud con l’Ogliastra e la Barbagia di Seulo, a est con il Sarcidano, la Barbagia di Belvì e il Mandrolisai. Il territorio occupa una superficie di circa 30.000 ettari ed è caratterizzato da un sistema di creste ad altitudine superiore a 1.400-1.500 metri, delle quali solo quattro superano i 1.800 metri: Punta La Marmora (1.834 m), Bruncu Spina (1.828 m), Su Sciusciu (o Bruncu Spina minore, 1.823 m) e Punta Florisa (1.822 m).
Le litologie sono principalmente silicatiche e in particolare dominano le metarenarie, le quarziti e le filladi, poggianti sul batolite ercinico sardo-corso; secondariamente si rinvengono anche granodioriti nelle aree cacuminali, calcari mesozoici sui versanti meridionali e calcescisti a Mont’Arbu.
In totale sono state censite 106 unità tassonomiche, riferite a 37 famiglie e 61 generi. Le specie considerate aliene sono 20 ed in particolare si segnala che tutta la famiglia delle Pinaceae è costituita da specie esotiche.
La componente endemica è superiore al 10% del totale e tra gli endemismi più rappresentativi si segnalano: Genista pichisermolliana, Juniperus communis subsp. alpina var. corsicana, Quercus ichnusae, Rhamnus persicifolia, Ribes multiflorum subsp. sandalioticum, Sorbus aucuparia subsp. praemorsa.

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Autori: Pier Luigi Nimis, Nevio Agostini, Marco Verdecchia, Elias Ceccarelli - Foto di Andrea Moro - A cura del Servizio Promozione, Conservazione, Ricerca e Divulgazione della Natura del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi – Sviluppatore: Rodolfo Riccamboni, Divulgando s.r.l -

Il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi è un parco forestale: circa l’84% della superficie è coperta da foreste. Un mantello uniforme, denso e compatto, quasi a proteggere la natura selvaggia e incontaminata che sovrasta. Per chi si avvicina per la prima volta a questi luoghi, l’impressione è quella di un paesaggio monotono: l’unico contrasto sembra essere dato dalla compresenza tra alberi decidui e sempreverdi, ma in realtà è pura apparenza. Addentrandosi nella foresta ci si accorge ben presto della sua vera natura dinamica, espressione di una ricca varietà di specie con forme e colori differenti. Una grande ed importante biodiversità forestale con oltre 40 specie di alberi di cui molti annosi e vetusti, soprattutto nelle antiche Foreste Casentinesi che hanno in Campigna e Badia Prataglia i luoghi di riferimento in Romagna e Toscana.
In collaborazione con il Dipartimento di Scienze della Vita dell'Università di Trieste, il Parco ha già messo a disposizione in rete uno strumento per riconoscere le più di 1300 piante vascolari presenti nel Parco.
Per avvicinare il visitatore alla conoscenza e godimento di questo grande patrimonio naturale il Parco ha realizzato un portale web 'alberi che toccano il cielo': entrando nel sito www.parcoforestecasentinesi.it è possibile scoprire i grandi patriarchi delle foreste.
Questa guida, disponibile anche in versioni per palmari, iPhone ed iPad, è dedicata ai meno esperti e descrive le principali 30 specie di alberi del Parco.

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Autori: P.L. Nimis, S. Martellos, N. Agostini, V. Gonnelli, M. Sirotti, D. Viciani -  Foto di A. Moro - Sviluppatore: R. Riccamboni, Divulgando Srl -
Il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna, istituito nel 1993, si estende su un vasto territorio a cavallo di Romagna e Toscana. Il cuore del Parco è rappresentato dalle Foreste Demaniali Casentinesi, un complesso forestale antico la cui oculata gestione ha consentito la conservazione di lembi estesi di foresta di notevole interesse naturalistico, tra cui la riserva naturale integrale di Sasso Fratino, la prima istituita in Italia nel 1959, e quella della Pietra oltre ad altre riserve naturali biogenetiche. Il Parco ospita quindi una ricca biodiversità vegetale, con più di 1300 taxa infraspecicifici di piante vascolari, molte delle quali di grande interesse, essendo il Parco inserito all'interno dell'Appennino settentrionale, importante zona di transizione climatica e biogeografica.
Questa guida, creata in collaborazione con il progetto Dryades dell’Università di Trieste, è stata creata per permettere ai visitatori del Parco di scoprire autonomamente la sua ricca diversità vegetale. Una prima versione della guida è stata sostituita nel luglio 2011 con la presente versione, che contiene note più approfondite a tutte le specie e che è disponibile anche per iPhone ed iPad. La guida si basa sulla checklist della flora del Parco di Viciani & al. (2010), escludendo quasi tutte le specie coltivate e quelle la cui presenza nel Parco è dubbia. La guida principale è corredata da guide più semplici, limitate alle specie più comuni di alcuni ambienti, da utilizzare nelle esercitazioni didattiche. La nomenclatura segue la checklist di Conti & al. (2005, 2007). La suddivisione in Famiglie segue il sistema dell’Angiosperm Phylogeny Group III (2009).BibliografiaAngiosperm Phylogeny Group (2009). An update of the Angiosperm Phylogeny Group classification for the orders and families of flowering plants: APG III. Botanical Journal of the Linnean Society 161(2): 105-121.
Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (2005). An annotated checklist of the Italian vascular flora. Palombi Editori, Roma.
Conti F., Alessandrini A., Bacchetta G., Banfi E., Barberis G., Bartolucci F., Bernardo L., Bonacquisti S., Bouvet D., Bovio M., Brusa G., Del Guacchio E., Foggi B., Frattini S., Galasso G., Gallo L., Gangale C., Gottschlich G., Grünanger P., Gubellini L., Iiriti G., Lucari ni D., Marchetti D., Moraldo B., Peruzzi L., Poldini L., Prosser F., Raffaelli M., Santangelo A., Scassellati E., Scortegagna S., Selvi F., Soldano A., Tinti D., Ubaldi D., Uzunov D., Vidali M. (2007). Integrazioni alla checklist della flora vascolare italiana. Natura Vicentina 10 (2006): 5-74, Vicenza.
Viciani D., Gonnelli V., Sirotti M., Agostini, N. (2010). An annotated check-list of the vascular flora of the "Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna" (Northern Apennines, Central Italy). Webbia 65, 1: 3-132.

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Autori: Pier Luigi Nimis, Stefano Martellos - Foto di Andrea Moro - Sviluppatore: Rodolfo Riccamboni, Divulgando Srl -

Questa guida alle piante del sottobosco è la seconda di una serie di applicazioni per iPhone create dal Dipartimento di Scienze della Vita dell’Università di Trieste nell’ambito del progetto europeo KeyToNature. Ogni guida sarà dedicata alle piante più comuni in un dato ambiente: questa include 151 piante erbacee presenti negli ambienti boschivi, sia di sottobosco che delle radure boschive. La guida è concepita per utenti non esperti che tuttavia abbiano alcune nozioni di botanica di base. Vorrebbe permettere loro di identificare autonomamente le piante che incontrano durante una passeggiata negli ambienti boschivi del CarsoIl Carso triestino e goriziano, con più di 2.000 specie di piante vascolari, è un vero e proprio serbatoio di biodiversità, dove molte piante di origine balcanica od orientale trovano le uniche stazioni in Italia. Il paesaggio del Carso è mutato drammaticamente a partire dal secondo dopoguerra: a causa del rapido abbandono della pastorizia, la landa pietrosa è stata rapidamente sostituita da una fitta boscaglia. I boschi carsici sono di tre tipi principali, ben distinti e facilmente riconoscibili. Il primo è la boscaglia carsica, che oggi copre la maggior parte del territorio: è dominata da carpino nero, orniello, roverella, ed altri arbusti eliofili e presenta spesso radure ed orli in cui sopravvivono ancora poche specie di landa. Il secondo tipo di bosco è il Seslerio-Quercetum petraeae, un inusuale bosco-prato in cui il sottobosco è dominato da una graminacea, Sesleria autumnalis, ed ha quindi l’aspetto di un prato falciabile. Copre meno del 3 % del Carso ma è in rapida espansione: lo strato arboreo è composto da rovere, cerro, roverella, orniello e talvolta castagno, con arbusti quali il corniolo ed il ligustro. Il terzo tipo di bosco - l’Asaro-Carpinetum betuli - si distingue a prima vista per il sottobosco privo di cotica erbosa, in gran parte nudo e coperto da strame. Cresce sui versanti delle doline esposti a settentrione ed occupa solo lo 0,2 % del Carso. I pendii delle doline rivolti a nord, con gelate tardive in primavera, richiamano l’ambiente delle faggete. Le “faggete senza faggio” del Carso, dominate dal carpino bianco, hanno un sottobosco dominato da sparse specie bulbose o rizomatose, cioè con organi sotterranei che consentono una rapida fioritura primaverile prima che gli alberi sviluppino le foglie.

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Novità

Partner / Projektni partnerji

Università di Trieste, Dip. di Scienze della Vita (Lead Partner), Prirodoslovni Muzej Slovenije, Ljubljana, Univerza na Primorskem -Università del Litorale  Koper/Capodistria, Università di Padova, Dip. di Biologia, Zavod Republike Slovenije za šolstvo Ljubljana, Comune di San Dorligo della Valle - Občina Dolina, Consorzio del Parco Regionale del Delta del Po Emilia Romagna, Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente del Friuli Venezia Giulia (ARPA - FVG), Gruppo di Azione Locale Venezia Orientale (GAL Venezia Orientale - VEGAL), Triglavski Narodni Park, Univerza v Novi Gorici

 

Progetto Strumenti interattivi per l’identificazione della biodiversità: un progetto educativo in un’area transfrontaliera (SiiT): finanziato nell’ambito del Programma per la Cooperazione Transfrontaliera Italia-Slovenia 2007-2013, dal Fondo europeo di sviluppo regionale e dai fondi nazionali.

Projekt Interaktivna določevalna orodja za šole (SIIT): spoznavanje biotske pestrosti na čezmejnem območju sofinancirana v okviru Programa čezmejnega sodelovanja Slovenija-Italija 2007-2013 iz sredstev Evropskega sklada za regionalni razvoj in nacionalnih sredstev.



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